The life in deadwood: il video finale del progetto LIFE SPAN

immagine di un bosco in autunno con una strada che lo attraversa

Oggi non si discute più attorno al valore generale del legno morto. Adesso la discussione è solo su come, quando e dove conservarlo”.

Con questa chiara considerazione, che dal passato guarda al futuro, si conclude il documentario finale del progetto Life SPAN, realizzato da Compagnia delle Foreste tra Italia e Germania nei due siti pilota (Foresta del Cansiglio e Foresta universitaria di Sailershausen).

A pronunciare la frase è Jörg Müller, professore di biologia della conservazione ed ecologia forestale presso l’Università di Würzburg e voce narrante del video di venti minuti circa in cui viene raccontata la storia della “competizione tra esseri umani e organismi saproxilici”, l’importanza del legno morto per varie specie e per l’equilibrio complessivo degli ecosistemi forestali e, infine, la proposta concreta del progetto.

Il Life SPAN, attraverso un approccio integrativo e non segregativo, propone la realizzazione, all’interno di foreste gestite, di una rete di “siti habitat per saproxilici” (SHS – Saproxylic Habitat Sites): aree di senescenza in cui ricreare condizioni simili a quelle delle foreste vetuste, con alberi di grandi dimensioni, legno morto di varia natura e aree aperte. “La presenza di una rete di SHS favorisce il movimento e la dispersione delle diverse specie saproxiliche”, spiega nel video il coordinatore del progetto, Bruno De Cinti del CNR-IRET. In questo modo, è possibile combinare le funzioni socioeconomiche alla tutela di habitat e specie.

Il documentario non è solo un riassunto di quattro anni di progetto, ma anche un modo per “sviluppare un occhio più attento”, come spiega Daniel Kraus, gestore della foresta di Sailershausen, su quegli elementi forestali che, nella selvicoltura classica, erano spesso dimenticati se non avversati, come appunto microhabitat e legno morto.

 

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