Carbonio e biodiversità nelle foreste: un equilibrio da costruire

Carbonio e biodiversità nelle foreste: un equilibrio da costruire

Le politiche forestali europee che puntano ad aumentare il carbonio immagazzinato negli alberi vivi hanno un potenziale limitato, perché il fattore più importante per molte forme di vita forestale non è la biomassa viva, ma il carbonio contenuto nel legno morto. Questo, in estrema sintesi, è quanto emerge da uno studio, pubblicato sulla rivista Nature Communications, guidato dall’ Università La Sapienza di Roma nell’ambito della COST Action “Bottoms-Up” ed in collaborazione con numerose Università e Centri di Ricerca europei, tra cui l’Istituto di Ricerca sugli Ecosistemi Terrestri del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IRET).

Il gruppo di ricerca ha armonizzato dati raccolti da siti forestali di tutta Europa, unendo dati di ricchezza di specie di sei grandi gruppi tassonomici (piante vascolari, muschi, licheni, funghi, coleotteri legati al legno morto e uccelli) ad informazioni sulla struttura forestale e lo stock di carbonio. Usando modelli statistici avanzati, è stato stimato quanto ciascun pool di carbonio contribuisse alla conservazione della biodiversità dei vari gruppi tassonomici.

I risultati hanno messo in discussione l’idea di una correlazione sempre positiva tra carbonio e biodiversità. Il carbonio accumulato negli alberi vivi non rappresenta un indicatore affidabile della biodiversità forestale; per la maggior parte dei gruppi tassonomici la relazione, infatti, è debole o negativa. La ricchezza di specie di piante vascolari, in particolare, tende a diminuire all’aumento di carbonio negli alberi vivi, probabilmente per un aumento nella copertura della chioma che corrisponde a una diminuzione della luce che raggiunge il sottobosco. Al contrario, il carbonio contenuto nel legno morto, sia in piedi sia a terra, è fortemente associato a livelli più elevati di diversità, soprattutto per funghi, licheni e coleotteri. In alcuni casi, anche quantità relativamente ridotte di legno morto sono sufficienti per osservare aumenti marcati nella ricchezza di specie.

“Enfatizzare solo il carbonio nella biomassa viva – spiega Giovanni Trentanovi, ricercatore CNR-IRET e co-autore dello studio – è molto riduttivo per la conservazione della biodiversità. Il legno morto, al contrario, emerge come una delle componenti più promettenti per conciliare obiettivi climatici e conservazione. È infatti l’elemento cardine per garantire complessità strutturale, condizioni microclimatiche stabili e continuità ecologica, fondamentali per diversi gruppi tassonomici”.

Gli autori invitano ad allineare gli obiettivi climatici e di biodiversità attraverso politiche forestali che vadano oltre il ruolo degli alberi vivi, adottando un approccio che consideri in modo sistematico le diverse componenti del carbonio nelle foreste. In particolare, integrare il legno morto negli strumenti di monitoraggio e nei bilanci del carbonio diventa fondamentale per evitare che le misure per mitigare il cambiamento climatico penalizzino la biodiversità, ed orientare così la gestione forestale verso risultati utili su entrambi i fronti.

Link allo studio: https://www.nature.com/articles/s41467-026-68668-x

Carbonio e biodiversità nelle foreste: un equilibrio da costruire
Picture elaborated by L. Balducci and F. Chianucci based on the Forest Map of Europe (EFI, Kempeneers et al. 2011)